venerdì 10 aprile 2015

Raw cous cous

Alternativa cruda al cous cous di semola, classico.

Devo dire la verità: sono sempre stata scettica riguardo il provare il cavolfiore crudo ma..appena ho assaggiato questo mi sono dovuta ricredere. Croccante e condito a dovere (a dovere non è uguale ad abbondante) è davvero buonissimo. La cosa positiva è che ne puoi mangiare di più e poi così mantiene tutte le sue proprietà.
Bando alle ciance, vediamo il veloce procedimento:

Ingredienti (per una persona):
1/4 di cavolfiore grande o 1/2 piccolo
2 pomodori secchi
4/5 olive
Sale e limone

Mettere in ammollo i pomodori secchi per 3-4 ore.
A breve termine dell'ammollo dei pomodori sgranare il cavolfiore, con le dita (concesso l'aiuto di un coltello), anche un po' grossolanamente per poi assaporare tutta la sua croccantezza sotto ai denti. Sciacquarlo bene e condirlo con poco sale e qualche goccia di limone (a piacere). Mescolate per insaporire tutto il cous cous 
Prendiamo i pomodori e li mettiamo nel bicchiere del frullatore ad immersione, con le olive e un cucchiaio di acqua. Frulliamo il tutto e assaporiamo ampiamente il profumo che ci emana questo condimento.
Una volta raggiunta la consistenza desiderata, meglio se una cremina che avvolga il tutto in un unico
grande abbraccio di sapori e colori, aggiungiamola al nostro raw c.c., godiamoci quella tavolozza di colori fresca perché appena il pittore inizia dipingere tutti i colori si amalgamano dando vita a mille sfumature. 

Bon appetit!!

mercoledì 1 aprile 2015

"Meme" di Philippe Torreton

Un altro libro che va a fare parte della Reading Challenge.
"Meme" è un racconto sulla realtà del povero ma felice quieto vivere di "una volta".

Parliamo forse di 30-40 anni fa. L'autore, non che vero protagonista del libro (assieme a Meme), ci racconta semplicemente come si viveva quando era piccolo, ovvero "una volta" come ci direbbero i nostri nonni. Un ambiente genuino dove con quel poco che si aveva si campava e si sfamava tutta la famiglia che non aveva esigente di tecnologie avanzate ed esose anche per i nostri tempi.

Una scrittura piacevole, semplice e scorrevole, non annoia e ci sono piccoli stralci quasi commoventi. Non dura più di 4/5 giorni.


Grazie mémé, se amo la pioggia è per merito tuo... La pioggia verde, color verde prato.
La tua pioggia fa fumare la terra.
La tua pioggia fitta e tagliente come un bordo di lamiera.
La tua pioggia così piena
Rotonda, spessa e schietta
La tua pioggia sottile, incessante e zuppa.
La tua pioggia tenace e ostinata
La tua pioggia fa bene ai sogni.
La tua pioggia da chiudersi in casa e inventarsi qualcosa da fare.
La tua pioggia è speranza.

...fino ai Natali in cui scoprivamo l'avocado e il kiwi, i Natali degli antipasti "che cambiano", come li chiamavamo guardando con la coda dell'occhio il nonno che rimpiangeva la sua fetta di galantina. 

sabato 21 marzo 2015

"L'odore del tuo respiro" di Melissa P.


Che dire, non ci sono molte parole da spendere per un libro così..inutile.
La storia di una ragazzina che va in depressione per aver perso l'amore della sua vita, che si lascia andare, si lascia morire ed incolpa una madre non troppo presente (abitano in due città differenti) per degli errori che, infine, ha commesso da sola.
Non capisco come l'autrice possa essere diventata una saggista, a detta di Wikipedia, sicuramente i grandi della letteratura si rivolteranno nella tomba.

Veniamo la perché. 
Perché ho letto questo libro.
Nella lista della R.C. c'è una voce che recita così "A book with bad reviews" (sostanzialmente un libro con recensioni negative). 

giovedì 19 marzo 2015

Maionese vegana

Una ricetta base, di una semplicità che lascia a bocca aperta.
Si spende pochissimo (rispetto ai costi esorbitanti che hanno in vari negozi bio) e ci si mette anche poco, senza cottura, senza glutine.. Ovviamente però, bisogna scendere a compromessi quindi.. Non c'è maionese senza grassi, o light perché per quanto sia light non è mai quell'alimento che un dietologo/medico/nutrizionista ti consiglierebbe di aggiungere alla tua dieta. 
Ma bando alle ciance, cominciamo.

Ingredienti (resa 350/400 ml)
150 ml di latte di soia, naturale, non dolcificato
300 ml di olio
1 cucchiaino di limone
1 cucchiaio di aceto
Sale q.b.

Se anche voi, come me, non amate troppo l'uso del frullatore per preparazioni del genere, usate pure il minipimer (o frullatore ad immersione, che dir si voglia).
Nel bicchiere mettere il latte di soia, e iniziare a frullare aggiungendo metà olio, a filo.
Aggiungere limone e aceto e salare la salsa.
Dopo un'amalgamata di ingredienti continuare ad aggiungere l'olio, a filo, finché la maionese non prende una consistenza cremosa. In quel momento la nostra salsa è pronta. 

P.S.: Per dare un po' di colore alla salsa che risulterà un po' pallidina, potrete usare della curcuma. Io l'ho lasciata bianca pallida.

Perdonate la qualità della foto, a breve ne posterò una migliore, sicuramente.

mercoledì 18 marzo 2015

"Alla ricerca delle coccole perdute" di Giulio Cesare Giacobbe.


Mi sono imbattuta in Giulio Cesare Giacobbe una seconda volta.
Mi ero ripromessa di non leggere più opere sue, per qualche strano caso, invece il destino mi ha ricongiunta con questo autore che, comunque, non ho rivalutato, sia chiaro. Non lo ritengo assolutamente ad un livello basso, è solo..incompatibilità, ecco!

Il libro, in particolare, tratta le tre fasi (più una) della vita di una persona:
L'essere prima bambino, che chiede, sa solo chiedere.
L'essere adulto, che prendere senza chiedere.
L'essere, infine, genitore, che da amore a chiunque, incondizionatamente.

Nonostante questo sia una saggio sulla psicologia, la scrittura scorrevole non si ferma certamente per farti arrovellare su termini sconosciuti ai più.
Veloce, comprensibile, a tratti ironico.

Il libro fa parte di quelli assegnateci agli incontri di lettura e..ovviamente della Reading Challange. Occupa la voce "Saggio".

domenica 15 marzo 2015

Trash. Di Andy Mulligan

Inutile dirvi, che questo libro è stato inserito sulla Reading Challenge.
La voce? "A book that become a film" (Un libro diventato film).



Trash racconta la storia di tre ragazzini brasiliani che vivono nella miseria più assoluta, nel Brasile povero ma che un giorno, trovando un taccuino con dentro una consistente somma di denaro, si troveranno coinvolti automaticamente in una storia di polizia, omicidi e furti. 
La forza ed il coraggio li aiuteranno a portare a termine la loro ricerca, non senza difficoltà, e forse a far si che il sogno del ragazzino più povero si realizzi davvero.

Fino a metà libro la storia risulta lenta, non scorrevole, ma appena si aggiunge un pò di avventura, di sale, di particolari che attraggono l'attenzione, il libro si fa leggere più volentieri. 
Scritto in modo molto chiaro, non difficile, anche perché il racconto viene narrato dai tre amici.
Nella media.

"Credo che questa esperienza mi abbia insegnato più di quanto avrebbe potuto una qualunque università. Ho imparato che il mondo ruota tutto attorno al denaro. certo, esistono i valori, la rettitudine morale e l'etica; esistono le relazioni, la fiducia, e l'amore...e sono tutte cose importantissime. Ma la più importante rimane il denaro, ed è prezioso come l'acqua. Alcuni bevono a grandi sorsate; altri muoiono di sete. senza denare si finisce per avvizzire e si muore. La mancanza di denaro è una siccità in cui nulla può germogliare. Finché si vive in un luogo arido, aridissimo - come Behala - non si conosce il valore dell'acqua. E sono tante le persone che attendono la pioggia."

venerdì 13 marzo 2015

Una domenica a Bergamo! 8 Marzo


Accordate dal giorno prima, io e Valentina, con l'aggiunta di Michael, imbocchiamo l'autostrada per raggiungere Bergamo alle 7.30 del mattino. 
Tappa obbligatoria, però, prima di arrivare, è quella alla pasticceria "San Marco" di Ospitaletto, essendo digiune dalla partenza. 

Scopriremo poi che sarà stata una bruttissima idea, visto che rallenterà, e non di poco, il nostro arrivo. 
Si sa, gli imprevisti non vengono mai da soli. Come se nulla fosse, saltiamo anche l'uscita per Bergamo, e ci dirigiamo tranquillamente verso Liscate. Questa proprio non ci voleva. Fai di tutto per svegliarti presto e partire al primo chiarore ma dopo, alla fine, arrivi a destinazione nettamente in ritardo rispetto alla tua iniziale tabella di marcia (tabella di marcia, come suona bene questa terminologia!).
Arriviamo in suolo bergamasco che è quasi ora di pranzo ma prima di fermarci per rifocillarci ci aspetta la salita, dobbiamo raggiungere Bergamo Alta, è lì che si nasconde il cuore della città, la parte di essa da scoprire. 
Si rivela, davanti a noi, uno spicchio della città Alta, la indico ed esclamo "Quella è la nostra meta principale, la parte bassa può aspettare". Valentina, un po' contrariata mi guarda e di rimando mi risponde "Tu mi vuoi morta, mi porterai in braccio fin lassù". Per mia fortuna non è servito (ammesso che non mi sarei nemmeno sacrificata a tanto). Arriviamo su in una mezz'oretta, tanto, non avevamo fretta.
La via delle Mura ci offre una bella visuale, peccato però per la foschia che avvolge tutta la città e limita la nostra vista.
Circondano Bergamo Alta delle mura di origine scaligera, ricordo di quando ancora Bergamo è stata invasa dai veneti.
La città Alta è stata costruita sul colle Sant'Eufemia, e ce ne accorgeremo di li a poco, viuzze più o meno strette, fatte di ciottoli e di un continuo sali scendi. Si respira ancora l'aria di anni fa, il posto mantiene la fama di città Vecchia. (Bergamo Alta = città Vecchia).
Il centro non si presenta grandissimo, ma sulle cartine appese all'entrata non ci sono le vie con i nomi aggiornati e quindi perdersi tra le viuzze è fin troppo facile. Impari e capisci quando ti rendi conto che è la terza volta che percorri quella strada che sbucherà sempre nella stessa piazzetta delle due volte precedenti.
Un "gradino" in più di altitudine ci offre una visuale maggiore, più ampia. 
Niente pranzo vegano, sul colle ci sono solo posti dove mangiare specialità locali (affettati e formaggi a voltontà) e ristoranti dove puoi fare tranquillamente un mutuo per mangiarci con tutta la famiglia.
Una focaccia, qualcosa che si tiene tranquillamente in mano, anche se decidiamo di sederci comodamente per consumare il nostro pasto.
Un altro giretto, che è stata più che altro un su e giù per le vie, per la gioia di una stanca Valentina a cui doleva anche l'anca.
Senza accorgercene arrivano le 18.30 e noi ci accingiamo a scendere, lasciando città Alta, con lo sguardo rivolto alla città sottostante illuminata già delle prime luci.


All'arrivo..






Opere d'edera

le mura

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La bella lavanderina..











Bergamo, all'ora di cena..
Arrivederci!